Tecnologie future della biometria

Alcune riflessioni sul futuro della biometria

La biometria è un insieme di tecnologie che mirano all’identificazione delle persone (ma non solo) a partire dai loro dati “biologici”. L’esempio più conosciuto è quello delle impronte digitali: con tale dato biometrico si può avere la (quasi, ne parleremo dopo) certezza che un individuo è stato sul luogo di un crimine.

Gli ultimi progressi nelle tecnologie biometriche abbracciano talmente tanti settori diversi che stanno creando una serie enorme di preoccupazioni per la privacy delle persone.

Mentre la tecnologia diventa, sempre più, parte fondamentale della nostra vita quotidiana, siamo sempre più disposti a fornire informazioni personali in cambio di un’esperienza più semplice e interattiva e, soprattutto, gratuita. Ma questa disponibilità non potrebbe comportare dei rischi?

Cos’è la biometria?

La biometria è la scienza (ma a noi interessano le sue applicazioni tecnologiche) che analizza le caratteristiche del corpo umano. Divisa in due categorie di base, la biometria raccoglie sia dati da attributi fisici sia comportamentali relativi al corpo umano.

Esempi di biometria fisica possono esse il riconoscimento facciale, il riconoscimento dell’iride dell’occhio e il riconoscimento delle impronte digitali.

Esempi di biometria comportamentale possono essere modelli di camminata, di gesticolazione e il riconoscimento vocale (nel senso del timbro di voce).

In entrambi i casi, la biometria poggia su complessi algoritmi matematici e su sistemi informatici con, spesso, elevate capacità di elaborazione. Le sue applicazioni tecnologiche divengono sempre più efficienti con l’aumentare della potenza di calcolo disponibile: si pensi che oggi un qualsiasi smartphone è in grado di effettuare un riconoscimento facciale!

Per cosa viene usata la biometria oggi

Le aziende private e la Pubblica Amministrazione utilizzano sempre di più sistemi biometrici in una varietà di applicazioni, tra cui l’identificazione, la personalizzazione delle esperienze e la sorveglianza.
Molte realtà commerciali hanno iniziato a sfruttare i dati biometrici, utilizzando tutte le tecnologie possibili, tra cui quelle cosiddette “indossabili”, per creare un’esperienza personalizzata per ciascun loro cliente / utente.

In questo modo è possibile riconoscere una persona profilata, ad esempio, su Internet e associarle il proprio profilo, basandosi ad esempio sulla sua voce o sulla sua faccia (o sulle sue impronte e via dicendo). In pratica, grazie al dato biometrico, il profilo anonimo su Internet diviene una persona in carne ed ossa.

Una volta che il profilo virtuale (con tutte le preferenze della persona, le abitudini, le idee politiche, religiose ecc.) è stato associato alla persona fisica, il gioco è fatto: un albergo vi darà una certa camera, un parco giochi vi suggerirà certe attrazioni, un ristoratore vi proporrà determinati piatti.

Personalizzare l’esperienza non è però l’unico utilizzo.

Tra gli usi della biometria ci sono quelli di identificazione o sorveglianza. Ad esempio, sempre più nazioni utilizzano le impronte digitali per i programmi di controllo delle frontiere. Ma anche l’utilizzo di altri attributi biometrici fisici, come quelli catturati dai nostri occhi (l’iride, ad esempio), il palmo della mano o la faccia, sono in aumento. Inoltre, i ricercatori si stanno spostando verso nuove frontiere con l’obiettivo di migliorare tutto, dalla sicurezza all’assistenza sanitaria.

Ma anche la biometria comportamentale sta andando a gonfie vele: sempre più algoritmi sono in grado di misurare il nostro movimento, le nostre funzioni ritmiche fisiologiche (battito cardiaco in primis, ma anche respiro, ritmo vocale, …), le nostre abitudini in certi skill (ad esempio la battitura alla tastiera del computer) e molti altri ancora.

To biometric or not to biometric? That is the question

Man mano che la biometria diventa sempre più pervasiva, emergono numerose considerazioni sulla privacy, sulla raccolta di dati personali.
In primo luogo bisogna considerare che la maggior parte delle persone non comprende appieno come i loro dati privati possano essere utilizzati, o combinati con altri dati, in futuro. Questo li espone a fornire dati che poi saranno utilizzati per fini più o meno accettabili dai legittimi proprietari, senza che essi se ne rendano conto.

Un tentativo di creare attenzione sul tema è stato quello della cosiddetta Cookie-Law (vi risparmiamo il riferimento alle norme europee relative), tentativo completamente fallito da tale punto di vista: l’effetto della Cookie Law è stato quello di aggiungere un click automatico (in senso pavloviano) alla visita di un sito.

Di recente, con il GDPR (Reg. UE 2016/679), si è dato un serio giro di vite alla protezione dei suddetti dati personali ma è ancora troppo presto per trarre le conclusioni. Di certo è che il GDPR considera con estrema attenzione i dati biometrici.

Ma oltre all’utilizzo che le aziende possono fare a scopo, ad esempio, di profilazione, per influenzare i comportamenti delle persone (dallo shopping al voto elettorale), esiste un altro rischio molto importante: i dati biometrici potrebbero diventare un altro strumento a disposizione di un ladro di identità.

E’ ovvio che la raccolta di identificatori biometrici (come impronte digitali, pattern vocali, retina, iride, scansioni facciali e altro) potrebbe mettere a rischio le libertà personali dei singoli individui, ma è altrettanto pericoloso avere leggi fortemente restrittive che potrebbero o ostacolare l’innovazione o essere utilizzate per mettere il bavaglio a voci “scomode”, con grave violazione dei principi di libertà dei singoli individui (si veda la recente polemica sulla legge europea sul copyright).

Infine è giusto sapere che la biometria, più progredisce e più si ritiene una scienza fallace (dal punto di vista dell’utilizzo per fini leciti) ma di questo parleremo in un prossimo articolo. Intanto basti sapere che sempre più scienziati concordano che le impronte digitali di un individuo non sono uniche come si ipotizzava, rendendo necessario lo sviluppo di ulteriori tecniche d’indagine per avere la certezza che un imputato sia condannato o assolto con giustizia.

Qual è quindi il futuro della biometria? Un futuro fatto di luci, per i grandi vantaggi che apporterà, ma anche di ombre, per i rischi legati alla perdita di libertà o ai furti d’identità.

 

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