Digitale nell'agro-alimentare

Digitale nell’agro-alimentare: l’evoluzione della specie

Si parla ormai di Agricoltura 4.0 e non si sbaglia: il mercato del digitale in agroalimentare vale ormai oltre 100 milioni di euro secondo uno studio dell’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net) e del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia.

Ormai sensori nei campi e sui mezzi agricoli sono una realtà innegabile, così come l’utilizzo di droni sui campi e dati satellitari, fino a tematiche quali la logistica controllata e lo smart packaging, etichette intelligenti incluse.

Almeno 300 applicazioni di “Smart AgriFood” sono state censite come diffuse in Italia, considerando produzione, trasformazione, distribuzione e consumo.

Tutte hanno lo stesso obiettivo: ottimizzare la filiera e migliorare la qualità dei prodotti grazie alle tecnologie digitali.

Per questo è stato necessario coniare il termine “Agricoltura 4.0“: si parla di un mercato che, nella sola Italia, è già ampio almeno 100 milioni di euro.

I tempi sono, però, ancora quasi pioneristici, visto che il numero di imprese che stanno utilizzando queste tecnologie è ancora inferiore all’1% e copre un 2,5% del mercato complessivo.

Per estendere l’Agricoltura 4.0 (chiamata anche Precision Farming o Smart Farming) bisogna però superare alcuni ostacoli. Il primo è la riduzione del digital divide, ormai di fatto legato all’ampiezza di banda che, spesso, è insufficiente. Anche se, bisogna dirlo, per molte informazioni sono necessarie risorse di comunicazione piuttosto ridotte, facilmente gestibili anche con protocolli a banda ridotta tipici dell’IoT.

Un altro ostacolo è la necessità di avere tecnici qualificati sia sugli aspetti di IoT (Internet of Things) sia di analisi dati (urgono tecnici e analisti BigData). Da questo punto di vista la Scuola è ancora molto indietro e il rischio è di essere invasi da dilettanti o da tecnici super qualificati che porterebbero a lievitare inutilmente i costi di sviluppo e manutenzione.

Dagli studi suddetti emerge che, in Italia, i soli trattori dotati di dispositivi Agricoltura 4.0 generano oltre un milione di Gigabyte l’anno! E non si sta tenendo conto dei dati che originano da magazzini, trasporti, centraline meteo, rilevatori ambientali, allevamenti e altro ancora.

Questa enorme massa di dati andrebbe studiata per capire i trend e i punti di miglioramento, ma non si anno analisti adeguatamente preparati a sufficienza.

Un terzo ostacolo è la necessità di sensoristica specializzata che, sebbene in via di sviluppo, necessita ancora di molte attività di ricerca. Questo potrebbe sicuramente essere un settore in cui l’incentivo pubblico potrebbe dare una spinta fortissima alla tecnologia e all’industria italiana.

Agricoltura 4.0, poi,  pone delle sfide molto serie in ambito cybersecurity.

Infine esiste una resistenza culturale ad introdurre il digitale in agricoltura, resistenza che spesso deriva dalla purtroppo scarsa alfabetizzazione informatica, sebbene su questo fronte le cose stiano migliorando e di molto.

L’adozione di Agricoltura 4.0 permetterebbe alle aziende, anche piccole, di aumentare la propria qualità, ridurre i costi, migliorare l’efficienza ed avere una tracciabilità estremamente puntuale e affidabile, tutti aspetti di grande interesse nel settore.

Le tecnologie più utilizzate sono i codici a barre, gli RFID, i sistemi gestionali agricoli, i Big Data, i dispositivi mobile, i droni e i dati satellitari.

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