Logistica verde

La logistica verde: un impegno per il futuro

Con l’aumento del movimento delle merci in tutto il mondo, necessario per sostenere le nostre economie moderne, si ha una crescita sia dei costi della logistica sia del relativo impatto ambientale. Per nostra fortuna, si stanno compiendo grandi sforzi per minimizzare il consumo di carburante e ridurre le emissioni generate dagli spedizionieri e dai vettori, con l’obiettivo di ridurre la crescente impronta di carbonio del settore.

I trasporti, oggi, rappresentano circa la metà del consumo globale di petrolio e quasi il 20% del consumo mondiale di energia, di cui circa il 40% è destinato esclusivamente al trasporto urbano. Inoltre, secondo L’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), si prevede che questa cifra raddoppierà entro il 2050, nonostante l’evoluzione della tecnologia dei veicoli e i miglioramenti in termini di risparmio di carburante.

Secondo l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA), del 28% delle emissioni di gas serra prodotte dal settore trasporto, circa il 30% è legato al trasporto merci. Quindi, sebbene il trasporto sia alla base della nostra economia, esso rischia anche di rappresentare un costo, economico o ambientale, per essa insostenibile.

Per far fronte a questo incremento, il mondo avrebbe bisogno di realizzare quasi 25 milioni di chilometri di strada asfaltata e oltre 300 mila km di ferrovia, per non parlare di decine di migliaia di kmq di nuovi parcheggi e interporti, per un costo di infrastruttura stimato in oltre 45 mila miliardi di dollari (sempre entro il 2050).

Ma non è la sola CO2 a creare problemi. L’inquinamento atmosferico causato da camion, navi e aerei è sempre più causa di malattie e danni ambientali.

Comunque, nonostante la progressiva “ecologizzazione” del trasporto merci negli ultimi anni, l’uso di energia e le emissioni di carbonio sono cresciuti più velocemente che in quasi ogni altro settore.

Perché? Perché quello che serve veramente è un modello affidabile di calcolo ai fini della riduzione delle emissioni di CO2 lungo l’intera supply chain.

Perché è difficile ridurre le emissioni

Ovviamente, la riduzione delle emissioni di carbonio richiede l’azione concertata di politiche governative di vari Stati, in coordinamento con iniziative guidate dall’industria pressioni dalla società civile.

Purtroppo, un fattore importante che influisce su tale processo è l’elevata complessità del settore merci, essendo una enorme rete interconnessa di supply chain differenti e correlate, ancora molto frammentata e che copre diverse modalità di trasporto e differenti regioni del globo, superando quindi la sfera d’influenza di singoli paesi e aziende. Di conseguenza, sono state sviluppate in parallelo da singole aziende, paesi e associazioni, varie metodologie che coprono parzialmente alcune parte delle differenti modalità del trasporto merci: questa proliferazione di iniziative scoordinate ha solo confuso il mercato e, spesso, vanificato quelle che potevano essere buone idee.

Sulla scena internazionale, gli sforzi si sono concentrati essenzialmente sullo sviluppo della ISO / TS 14067 per l’impronta di carbonio di prodotti ma non esiste, ad oggi, nemmeno una regola di quantificazione specifica per qualche modalità di trasporto (tranne che per il trasporto aereo).

Nessuno degli standard globali odierni riesce ad affrontare veramente l’intera gamma di problemi che devono essere presi in considerazione quando si considera il trasporto internazionale e la natura multimodale di molte supply chains moderne. Ognuno di essi si focalizza su linee guida generali che sono solo parzialmente rilevanti per l’aspetto del trasporto nel ciclo di vita di un prodotto, spesso di un livello troppo alto per essere utile

Inoltre, è necessario un approccio più coerente alle metriche utilizzate per descrivere questi calcoli e per i fattori di emissione predefiniti in cui i dati misurati sono inaffidabili o, spesso, semplicemente non disponibili.

Come fare, allora?

Gli step secondo cui i nostri esperti di ingegneria logistica consigliano di operare sono quattro:

  1. Definizione di una modello condiviso di impatto emissivo delle attività della logistica multimodale, che tenga in considerazione la combinazione delle emissioni (secondo i vari tipi di emissioni, dalle polveri al CO2, dai materiali rilasciati per usura da gomme e freni alle acque di sentina) per tonnellata di merce trasportata
  2. La qualificazione delle attività logistiche come relative alla logistica inversa (i.e. recupero a fini di riciclo o smaltimento responsabile dei componenti di un prodotto) o diretta oppure come a vuoto carico o parziale carico, definendo dei pesi nel calcolo del punteggio totale di impatto (logistica inversa ha un peso che migliora il risultato, quella diretta un peso neutrale, quella carico vuoto o parziale ha un peso peggiorativo)
  3. La definizione di un modello di trasporto multimodale bidirezionale basato su un’intelligenza artificiale che possa minimizzare i trasporti a carico parziale o scarico
  4. La modellazione delle attività di fine vita dei mezzi di trasporto

Per ciascun modello, una volta elaborato, sarà possibile definire una raccolta di dati (Big Data) da cui poter ricavare (con Big Data Analytics o Machine Learning) dei sistemi di predizione dei comportamenti futuri.

La combinazione pesata dei quattro modelli potrebbe costituire un metamodello di misurazione della green logistics, oltre che il framework in cui implementare e correlare Big Data e tecniche di intelligenza artificiale.

Se siete interessati alla gestione di Big Data derivanti dalla logistica, se volete una consulenza per far diventare green le vostre attività logistiche o se volete altre consulenze informatiche sull’ottimizzazione della supply chain e della logistica inversa, anche usando blockchain ed altre tecnologie innovative, non esitate a contattarci.

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